Fonte: Gen Digital – “The Scam Ad Machine”
Gen Digital, nata dalla fusione di NortonLifeLock e Avast, ha pubblicato un’analisi approfondita che mette in luce un’evoluzione critica del panorama delle minacce: la pubblicità online sta diventando un vettore industriale per truffe, phishing e distribuzione di malware.
Lo studio esamina in modo quantitativo e strutturato come le piattaforme pubblicitarie dell’ecosistema Meta — Facebook, Instagram, Messenger e Threads — possano essere sfruttate per campagne fraudolente su larga scala.
In un periodo di 23 giorni, i ricercatori di Gen Threat Labs hanno analizzato:
Il dato più allarmante: il 30,99% degli annunci rimandava a infrastrutture di truffa, phishing o malware. In meno di un mese, gli annunci fraudolenti hanno generato oltre 300 milioni di impression tra UE e UK. Non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno sistemico e su scala industriale.
Secondo la telemetria di Gen, il malvertising rappresenta oggi il 41% degli attacchi informatici contro individui.
Il modello operativo è cambiato radicalmente: le pubblicità dannose non hanno più un aspetto sospetto. Sono professionali, curate, coerenti con i trend del momento e perfettamente allineate agli interessi dell’utente. Gli stessi algoritmi progettati per massimizzare engagement e conversioni vengono sfruttati per massimizzare la vittimizzazione. Ciò che un tempo serviva a connettere aziende e consumatori è diventato parte integrante della superficie di attacco.
La pubblicità offre ai criminali ciò che ogni marketer desidera:
L’analisi evidenzia che non si tratta di pochi inserzionisti isolati o di semplici falle nella moderazione. È l’intero ecosistema pubblicitario a risultare strutturalmente attraente per operazioni fraudolente su scala industriale.
Un punto critico riguarda l’enforcement: quando un annuncio viene rimosso, altri con lo stesso dominio o infrastruttura restano attivi; gli scammer riutilizzano domini, creatività e meccaniche; le rimozioni appaiono reattive e puntuali, ma non sistemiche.
Di fatto, i “mattoni” delle truffe rimangono utilizzabili anche dopo una prima segnalazione.
Uno dei dati più significativi è la concentrazione dell’attività fraudolenta: i 10 principali inserzionisti truffaldini sono responsabili del 56,1% di tutti gli annunci fraudolenti osservati, per un totale di oltre 2,5 milioni di annunci. Le campagne mostrano schemi ricorrenti e infrastrutture condivise, indicativi di operazioni organizzate e persistenti su scala industriale.
In Purple Tech operiamo quotidianamente per contrastare questo fenomeno alla radice. Quasi ogni giorno inviamo segnalazioni strutturate a provider, piattaforme e autorità competenti per favorire la rimozione delle infrastrutture fraudolente e interrompere le campagne malevole.
Tuttavia, l’esperienza sul campo dimostra che il processo non è sempre lineare. In alcuni casi le risposte risultano tardive o eccessivamente formali, rallentando le attività di contrasto.
Le procedure di segnalazione e intervento risultano spesso macchinose, frammentate e lente rispetto alla velocità con cui le campagne fraudolente vengono create, replicate e riallestite. In alcuni casi, la complessità dei flussi operativi e dei requisiti formali finisce per rallentare le azioni di contrasto, consentendo agli attori malevoli di mantenere attive le proprie infrastrutture più a lungo di quanto sarebbe auspicabile.
Il risultato è un paradosso operativo: mentre i criminali beneficiano di automazione, scalabilità e rapidità, le attività di rimozione e coordinamento difensivo restano vincolate a processi che faticano a tenere il passo.
Contrastare il malvertising su scala industriale richiede un salto di qualità:
Senza un’evoluzione dei meccanismi di enforcement, il rischio è che la rimozione resti un’azione puntuale, mentre l’ecosistema fraudolento continua a rigenerarsi.
Questo scenario evidenzia come l’attuale ecosistema digitale distribuisca responsabilità e benefici economici lungo tutta la filiera, rendendo il contrasto alle frodi una sfida complessa e condivisa.
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